Siamo nuotatori, viviamo di emozioni

La prima volta in piscina, quell’odore di cloro che entra prepotentemente nel tuo corpo, gli occhi che bruciano, l’acqua che sale dal naso e che entra nella bocca senza lasciarti tregua. Il freddo che ti fa tremare tutto, gli esercizi difficili e tutti uguali e quel desiderio fisso di arrenderti.

I primi allenamenti così duri e faticosi (quasi infiniti) e quella dedizione che fin dai primi giorni ti accompagna mentre entri in piscina: senza quella nessuno impara a nuotare. La prima vasca con la testa sotto e la respirazione laterale, i sorrisi dell’istruttore fiero di te e quelli dei tuoi genitori quando per la prima volta vedono i tuoi progressi.

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Il primo tuffo. La paura dell’altezza, il terrore di cadere. L’emozione di vedere la piscina dall’alto, l’acqua calma e piatta, la voglia di entrare in vasca. La pancia che brucia perché non hai dosato bene le forze, gli errori, i miglioramenti, la prima apnea, il brivido di freddo che ti corre lungo la schiena,

La prima gara, l’ansia che ti pervade per una settimana prima e che la  notte prima quasi non ti fa dormire. 25m che saranno mai? Per un bimbo di 7 anni sono come una 200.  La tua prima partenza, il silenzio che ti avvolge e ti stravolge l’animo, l’adrenalina a mille e quella gioia incontenibile per essere arrivato tra i primi nella tua batteria.

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Il tuo primo record personale, il tuo primo muro infranto, le sfide tra i compagni di squadra, le docce a fine allenamento, le cene di fine anno e le amicizie che vanno creandosi tra le corsie di una piscina e che poi ti accompagnano per tutta la vita.

La prima medaglia vinta (e quasi inaspettata), quella gioia incontenibile che non ti fa stare fermo nemmeno un secondo. Il desiderio profondo di non togliere la medaglia dal collo e di far sapere di questo tuo successo a tutti quanti: nonni, zii, parenti, amici.

Gli allenamenti che si fanno sempre più tosti, i primi crampi, le ossa rotte a fine giornata, la fame che ti pervade costantemente quotidianamente. I primi sacrifici, i primi sabato sera passati a casa perché la domenica c’è gara. La prima volta a delfino e l’emozione di volare sull’acqua imitando il tuo idolo Phelps.

Il primo oro, la gioia di salire sul gradino più alto del podio, gli applausi, la soddisfazione grande e indescrivibile che ti pervade. Lo sguardo compiaciuto di mamma e papà, la contezza dell’allenatore che non ha mai smesso di credere in te.

Il tempo che scorre inesorabile, la scuola che va avanti, il liceo che richiede sempre più studio. La tua ultima gara, il tuo ultimo allenamento da agonista, e poi le nuotate in solitudine con quell’acqua clorata che ti accoglie sempre a braccia aperte.

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Le giornate no, il desiderio di sfogarsi tra le corsie di una piscine, il nuoto che nonostante tutto rimane presente e ti accompagna sempre e continuamente, anche oggi. Ti appoggi alla corsia distrutto, chiudi gli occhi, ripensi a quanto diavolo di tempo sia passato dalla tua prima volta in piscina. Quasi ti vengono i brividi.

Siamo nuotatori, viviamo di emozioni.

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