Master agonisti si, master agonisti no

Di recente (di nuovo) abbiamo assistito al riaccendersi della polemica sulla partecipazione di ex agonisti alle gare master.

Come una ricorrenza, ogni anno, se ne riparla, come una riforma necessaria (un po’ come accade per la legge elettorale).

Il discorso, ahinoi, è sempre lo stesso: è giusto avere a che fare, per chi il nuoto lo ha praticato sempre a livello amatoriale, con ex campioni, che magari solo due anni prima gareggiavano per i primi posti nazionali e internazionali? E’ ovvio che, per chi il nuoto lo pratica da sempre a livelli amatoriali, il dislivello è molto elevato, ma è anche vero che discriminare chi ha piacere di gareggiare e confrontarsi con loro sarebbe comunque ingiusto. Dividere le categorie in A e B risulterebbe una pratica piuttosto complicata, forse addirittura discriminatoria (se si considera lo spirito col quale è nata la disciplina dei master).

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E’ evidente che l’argomento accenda ancora, purtroppo, gli animi, lo abbiamo visto, lo abbiamo sentito e lo abbiamo letto. Tutto ciò a discapito dello spirito col quale dovrebbero essere affrontate queste tipologie di gare. Una domanda quindi ci sorge spontanea (come direbbe il grande Antonio Lubrano): ma ad esempio, quali criteri adottare? Il tempo? Il punteggio? I risultati? E poi, trovato (eventualmente) un punto d’incontro, si dovrebbe dunque impedire a chi non raggiunge quei criteri di gareggiare insieme ai più forti? Quindi l’applicazione del regolamento, dovrebbe essere di tipo fiscale (quindi su regole di tempo o punteggio) oppure interpretabile da un arbitro (e quindi sempre contestabile)? E’ evidente che, qualunque sia il criterio, sarebbe sempre e comunque oggetto di polemica, perché nel primo caso (quello più fiscale) si polemizzerebbe sul fatto che è troppo freddo e sterile, mentre nel secondo sarebbe troppo arbitrario, corruttibile o discriminatorio.

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L’unica soluzione, probabilmente, per chi proprio non ha voglia di confrontarsi con i più forti, è quello di partecipare alle gare minori o federazioni diverse dalla FIN, seppure siamo certi, le lamentele non mancherebbero, alla lunga, perché verrebbero considerate troppo poco stimolanti.

Allora perché chiedere di togliere la cosiddetta “prima fascia”? Perché chiedere di dividere le categorie? Forse perché, si vincerebbe più facilmente? E poi, chiediamo, questi stessi vincitori si accontenterebbero di essere vincitori di serie B?

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Il nostro parere insomma è che lo spirito Master dovrebbe indurre ad abbassare i toni, alle volte troppo accesi, non solo nei forum di discussione, ma anche negli spogliatoi. Se un consiglio, infine, ce lo concedete, noi ci preoccuperemmo molto di più del fatto che (ex o non ex) qualcuno si alimenta in modo “diverso”: questo si, è discriminatorio, oltre che pericoloso (e vietato).

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