Sport o studio? Un falso problema

Nuoto o studio? Più e più volte mi sono imbattuto in persone che hanno dubitato della possibilità di far convivere lo sport agonistico con lo studio. Personalmente ho trovato addirittura diffidenza se non convinzione di chi, forte della sua “esperienza”, mi diceva che non è possibile riuscire ad allenarsi 4-5 ore al giorno, andare in trasferta o alle gare, senza che questo possa minimamente scalfire la capacità di studiare in maniera adeguata. Io stesso ai tempi del Liceo, ho subito un vero e proprio sabotaggio da parte di alcuni professori, allorquando fui costretto, ad anno iniziato, a cambiare Istituto.

Frequentavo il Liceo Scientifico quando giunto al 3° anno fui posto davanti ad una scelta: non potevo più fare entrambe le cose, avrei dovuto scegliere tra studio e sport. Mi fu chiaramente chiesto di lasciare, perché se avessi continuato avrei di sicuro perso l’anno. Se non fosse stato per l’insistenza dei miei genitori (ed in particolare di mia madre che mi iscrisse ad un Liceo parificato) io avrei lasciato gli studi, perché di fronte alla scelta non avrei avuto alcun dubbio. Eppure l’anno precedente avevo chiuso con la media del 7. Forse non era abbastanza per convincerli che avrei potuto fare altrettanto nel triennio, ma in ogni caso non c’era spiegazione plausibile se non l’ignoranza del corpo docenti. Troppo diffuso il falso mito che un adolescente non possa riuscire a portare avanti per bene entrambe le cose.

Leggi anche: SIAMO NUOTATORI, VIVIAMO DI EMOZIONI

E’ proprio questo il problema, la scarsa conoscenza della vita di un atleta, ma soprattutto la convinzione che, se impegnati in uno sport agonistico, sarebbe impossibile avere un’adeguata preparazione scolastica. Come se poi, uno studente non sportivo, sia sempre e soltanto impegnato nello studio, quando non è a scuola. Io personalmente ho sempre avuto la convinzione che quel tempo definito (e non limitato si badi bene), mi spronasse a concentrare tutti i miei sforzi in quelle ore che erano dedicate allo studio, senza alcuna distrazione.

Nelle ore serali, così come nei weekend, io riuscivo a esercitarmi senza alcun problema. Quelle rare volte che avevo più tempo (qualche domenica in cui non avevo gare o durante le vacanze estive) mi trovavo a perdere la metà del tempo a fare tutt’altro, per poi dover comunque recuperare con uno sprint finale, per essere pronti in tempo utile.

Questo non significa di certo che non sia sacrificata, tutt’altro: la vita di uno sportivo non è affatto una passeggiata, ma il sacrificio, soprattutto in età giovanile, da che mondo è mondo non ha mai ammazzato nessuno, anzi. Non esiste agonista che non sia soddisfatto, felice, appagato da quello che fa, né tantomeno esiste un ex atleta che non abbia la convinzione che “quella vita” non l’abbia strutturato, non l’abbia formato, meglio e più di chiunque altro. Provate a chiedere ad uno di loro se si sia pentito di quella scelta, posso immaginare cosa vi risponderà, perché vi direbbe quello che penso io, in questo istante.

Ti è piaciuto questo articolo?
VISITA IL NOSTRO SHOP

Infine, quando sento che “ci siamo persi” la giovinezza, la spensieratezza, l’uscire la sera, partire per le gite scolastiche, mi chiedo come potrei mai spiegare quello che abbiamo provato. Come spiegare la gioia e i ricordi di tutte le trasferte, le gare, le cene e le feste di squadra, come riuscire a trasmettere o provare a far minimamente capire le gioie delle vittorie e l’insegnamento delle sconfitte. Chi vi dice che non siano state altrettanto appaganti? Piuttosto mi chiedo, a chi non ha avuto la fortuna (o il coraggio?) di vivere quel che oggi io posso raccontare, con orgoglio, se sanno minimamente cosa significhi essere stati atleti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *