Sport singolo o sport di squadra? Quale scegliere per i nostri figli?

Quante volte abbiamo sentito questo paragone? Quante volte ci siamo trovati di fronte a persone che argomentando le loro ragioni cercano di far prevalere l’uno sull’altro? “Gli sports singoli sono più formativi per il carattere” oppure “Gli sports di gruppo ti insegnano a stare insieme agli altri”. Eccole qua le due affermazioni che i sostenitori delle due “fazioni” argomentano più di frequente per far prevalere il loro punto di vista. Inevitabilmente questa visione di parte, questa dicotomia forzata, lascia perdere tutta una serie di considerazioni che, invece secondo noi, sono fondamentali.

Nessuno può obiettare infatti che in allenamento come in gara, siamo tutti sostanzialmente da soli (nello sforzo) ma insieme (in campo). Un nuotatore entra in vasca insieme ai compagni, va’ in trasferta insieme ai compagni, va’ in palestra insieme ai compagni, si allena coi compagni. Un pallanuotista, un calciatore, allo stesso modo del nuotatore o del corridore, affronta la fatica da solo, nuota da solo, corre da solo e alza gli attrezzi da solo. Il team ha bisogno del singolo, ma ogni atleta ha bisogno dei compagni, sia che si tratti di uno sport di gruppo che singolo. Come un qualsiasi altro atleta, un componente di una squadra deve comunque superare le proprie crisi personali, combattere il dolore, trovare il proprio stato di forma da solo, così come un ciclista ha bisogno della squadra per portare a termine una tappa.

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Insomma, sia che si tratti di uno sport di squadra o di uno sport singolo ci sono inevitabilmente dei punti in comune che li rendono non così diversi gli uni dagli altri e la scelta non può e non deve essere condizionata dall’elemento numerico né dal condizionamento, sbagliato, che l’uno sia meglio dell’altro. Non esiste una scelta a tavolino e, men che mai, questa scelta deve essere condizionata dai genitori.

Molto spesso si comincia per caso, magari perché il nostro amichetto ha iniziato a frequentare i corsi, o perché ce l’ha consigliato il medico, oppure perché in famiglia papà era un nuotatore o forse (raramente nel nostro Paese) perché si è partecipato ad una dimostrazione a scuola o in strada. Il più delle volte è un colpo di fulmine, il resto lo fa l’inclinazione: si continua perché è più vicino al proprio carattere o lo si lascia perché non rappresenta il nostro volere.

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Non senza un po’ di retorica, si potrebbe anche dire che forse è lo sport a scegliere noi e non viceversa. Se scelgo di nuotare non è perché sono un tipo chiuso, se scelgo di giocare a pallanuoto non è che perché sono uno a cui piace stare in mezzo alla gente. Posso essere l’uno o l’altro, sia in campo che in corsia. Il nuotatore socievole sarà probabilmente il “casinaro” del gruppo, il pallanuotista riservato, quello che si distingue per una maggiore attenzione al lavoro e ai particolari.

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Insomma, come spesso succede, non è tutto bianco o nero, ma esistono quelle sfumature nelle quali, inevitabilmente, le caratteristiche personali, trovano la loro espressione.

In ogni caso, che sia di squadra o singolo, lo sport è sport e fa bene al carattere, alla mente e ovviamente alla crescita in ogni senso.

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